Adattamenti della pompa cardiaca nello sport:
Fisiologici o patologici
 
 
 E’ opinione ormai comune che l'attività fisica praticata in maniera regolare sia un importante mezzo di prevenzione nei confronti delle malattie cardiovascolari.
L'attività fisica infatti riduce la morbilità e la mortalità nei confronti delle malattie cardiovascolari, migliora le prestazioni fisiche e la qualità della vita. Essa inoltre è in grado di ridurre significativamente il rischio di sviluppare altre malattie quali l'obesità, il diabete, l'osteoporosi, la sindrome depressiva e alcune neoplasie.
Fondamentale però è che tale attività venga svolta sotto il controllo del medico dello sport, del cardiologo sportivo e del preparatore atletico, al fine di modulare correttamente in base all'età e al sesso, la frequenza, la quantità e l'intensità degli allenamenti,al fine di creare un corretto adattamento di tutti gli organi coinvolti nel lavoro.
Il concetto di adattamento è di primaria importanza in medicina dello sport. Esso indica la modificazione della morfologia e della funzione di un organo indotta dalla pratica regolare di un'attività sportiva. Tale fenomeno ha la finalità di ridurre le alterazioni causate dall'esercizio fisico e di migliorare il rendimento del lavoro muscolare.
E' nozione comune infatti che per ottenere modificazioni adattative progressive è necessario aumentare l'intensità dello stimolo allenante in modo progressivo. Pur esistendo perciò un rapporto causa effetto tra allenamento e adattamento, non esiste però una relazione lineare tra le due componenti. Infine proprio perchè l'adattamento rappresenta una risposta ad uno stimolo, esso viene meno quando cessa lo stimolo.
Gli adattamenti riguardano, a seconda delle attività sportive, vari apparati; le maggiori informazioni che però oggi possediamo si riferiscono agli sport aerobici o di durata e riguardano in modo particolare l'apparato cardiocircolatorio.
Questo apparato, a seconda della specialità sportiva praticata, va incontro a rimodellamento in quanto sottoposto, durante la seduta di allenamento, a sovraccarico di pressione o/e di volume, a differenza di quanto avviene in alcune patologie cardiovascolari in cui il sovraccarico è continuo e cioè 24 ore al giorno.
Risulta pertanto ovvia l'importanza di poter disporre di mezzi adatti dal punto di vista diagnostico per controllare queste situazioni e classificare correttamente gli adattamenti cardiaci in funzione del tipo di specialità sportiva praticata.
 
Le tecniche di imaging rispondono in modo pressochè perfetto a queste esigenze e fra queste certamente l'ecocardiografia risulta essere la tecnica regina. Con essa è possibile studiare le caratteristiche morfologiche e funzionali delle cavità cardiache e di tutte le altre strutture miocardiche. e vascolari.
 
 
Rimodellamento cardiaco negli sport di potenza:
 
 Gli atleti praticanti sport di potenza (vogatori, pesisti) sottopongono il cuore durante allenamento a sovraccarico di pressione. Ciò determina uno stress sistolico, contrattile, della parete del ventricolo sinistro e come adattamento un aumento del numero delle unità contrattili del muscolo, i sarcomeri, i quali si dispongono in parallelo (uno accanto all'altro), aumentando perciò lo spessore delle pareti cardiache e configurando il quadro della cosidetta '' ipertrofia concentrica''.
Questi atleti presentano quadri ecocardiografici di aumenti notevoli di massa ventricolare e spessori parietali che superano i valori di normalità (11-12mm). La configurazione geometrica del ventricolo sinistro di questi atleti è di tipo piramidale.
 
Rimodellamento cardiaco negli sport di resistenza:
 
 Gli atleti praticanti sport di resistenza (maratoneti, ciclisti) invece sottopongono il cuore durante l’allenamento a un sovraccarico di volume. Ciò determina uno stress diastolico o di dilatazione della parete del ventricolo sinistro, dovuto all'aumentato ritorno venoso di sangue al cuore. In questo caso l'adattamento comporterà sempre un aumento del numero dei sarcomeri, ma disposti in serie cioè uno di seguito all'altro e configurando una ''ipertrofia eccentrica'' con aumento del volume della cavità ventricolare sinistra (54-70mm). La configurazione geometrica del ventricolo sinistro in questi atleti è di tipo rotondeggiante.
Esistono poi tra le due, forme intermedie di adattamento che sono il risultato dell'interazione più o meno preponderante del fattore pressione sul fattore volume, o viceversa.
 
 Non sempre però è semplice distinguere un cuore di un atleta caratterizzato da un aumento della massa ventricolare (ipertrofia fisiologica), da un cuore di un soggetto iperteso, o affetto da cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, o cardiomiopatia dilatativa, con quadri certamente patologici di ipertrofia del ventricolosx (ipertrofia patologica).
Un limitato, ma clinicamente rilevante, numero di atleti presenta quadri
ecocardiografici di marcata ipertrofia ventricolare sx con spessori parietali che superano i limiti di normalità (oltre 13-16mm) e, specie tra gli atleti praticanti sport di resistenza, quadri di marcata dilatazione della cavità ventricolare sx (54-70mm).
Questi atleti rientrano nella cosidetta ''zona grigia'', tra l'ipertrofia fisiologica indotta dall'allenamento e forme patologiche di ipertrofia ventricolare sx, in particolare la cardiomiopatia ipertrofica e la cardiomiopatia dilatativa. Pertanto la diagnosi differenziale tra cuore d'atleta e forme patologiche di ipertrofia cardiacache possono condurre a morte improvvisa durante attività sportiva, è una tematica di estrema importanza in cardiologia dello sport.
Le difficoltà diagnostiche maggiori riguardano però solo i soggetti di sesso maschile. Le donne infatti praticanti sport di potenza o/e di resistenza, anche quelle di elevato valore agonistico, difficilmente sviluppano ipertrofia cardiaca, come dimostrato da numerose pubblicazioni scientifiche.
Una problematica perciò di rilievo in cardiologia dello sport è quella della valutazione del grado di adattamento ipertrofico del cuore come conseguenza della sua attività.
Certamente nessun aumento della massa miocardica può essere considerato normale in un adolescente che abbia da poco intrapeso una pratica sportiva, nè in un adulto che pratichi sport saltuariamente.
La spiegazione di questi quadri ecocardiografici dipende certamente dalla errata programmazione dell'allenamento, soprattutto per quanto concerne i lavori di intensità o di potenza, che sottopongono il cuore a sovraccarico pressorio.
Infatti, mentre è assolutamente certo che un determinato grado di ipertrofia miocardica sia indispensabile ai fini di una buona prestazione sportiva, non è ben chiaro quale sia il limite di ipertrofia che possa risultare utile e oltre il quale si configuri invece una situazione patologica.
Il criterio fondamentale per la distinzione tra le forme di adattamento fisiologiche e quelle patologiche del cuore, è il rapporto tra massa miocardica e volume del ventricolo sinistro.
Solo nell'ipertrofia fisiologica tale rapporto rimane costante, in quanto l'aumento di massa è proporzionale all'aumento di volume, l'ipertrofia ha una distribuzione uniforme e non settoriale.
Il cuore di un soggetto che inizia attività sportiva in età avanzata ( > 40 anni ), spesso, se l'allenamento non è modulato correttamente come quantità ma soprattutto nell'intesità, può andare incontro ad un adattamento non fisiologico, con aumento notevole della massa miocardica e degli spessori delle pareti ventricolari a discapito del volume.
Inoltre occorre far presente che, un buon numero di atleti amatori ha nella anamnesi personale uno o più fattori di rischio cardiovascolare quali,l'aumento del peso corporeo, della glicemia, della colesterolemia, l'abitudine tabacica, e cioè tutti fattori che aumentano il rischio globale di eventi cardiovascolari durante esercizio fisico (morte improvvisa).
La probabilità invece è minore quando lattività fisica è svolta a bassa intensità e regolarmente; in questi casi, l'effetto protettivo nei confronti degli eventi acuti cardiovascolari si pensa sia legato ad una maggiore stabilità elettrica del muscolo cardiaco, con riduzione del rischio di aritmie ventricolari fatali.
Occorre poi ricordare che nel cuore di un soggetto adulto, aree di tessuto muscolare vengono, per un normale processo fisiologico di invecchiamento, sostituite da tessuto fibroso o cicatriziale,che non ha qualità contrattili. In questi cuori poi l'aumento di massa ventricolare sx legata alla pratica sportiva,non è accompagnato da un adeguato sviluppo del numero dei capillari sanguigni e le fibre muscolari più periferiche, durante lavoro, possono andare incontro ad ipossia, per scarso afflusso di sangue, ed innescare pericolose aritmie ventricolari.
Tutto ciò naturalmente non vuole essere un invito per le persone over 40 all'abbandono dell'attività sportiva, tutt'altro.
E' importante però praticare sport solo dopo aver fatto controlli medici scrupolosi e porre molta attenzione alle modalità di allenamento, altrimenti tutti i benefici derivanti dalla pratica regolare di una attività sportiva, possono venir meno.
Come è ormai documentato ampiamente da studi epidemiologici sulla morte improvvisa da sport, il fattore chiave nel determinismo di tale rischio è l'intensità dell'esercizio.
 
 Per concludere perciò si può affermare che, se l'intensità e la durata degli allenamenti sono modulati correttamente, l'ipertrofia miocardica è sempre fisiologica e distribuita in maniera uniforme in tutte le camere cardiache.
Il muscolo cardiaco in questi casi è un miocardio indenne, che ha la capacità di aumentare il flusso coronarico di sangue in proporzione al lavoro svolto e ricevere perciò l'apporto di ossigeno e substrati energetici in quantità adeguata.
Infatti l'aumento della massa ventricolare è accompagnata da un aumento consensuale del numero dei capillari.
La densità capillare aumenta e la distanza di diffusione dell'ossigeno rispetto alle fibre muscolari cardiache, non varia.
Occorre sempre ricordare che i cuori giovani rispetto a quelli adulti o senili, hanno capacità adattative maggiori perchè più facilmente sintetizzano nuovi sarcomeri ma anche nuovi capillari.
Questi concetti rendono chiara l'idea di come gli atleti modellano il loro cuore a seconda della specialità sportiva praticata, l'intensità, la durata, la frequenza degli allenamenti, e soprattutto l'età in cui si inizia l'attività sportiva.
 
Dott. Giuseppe D’amico