Il dottor Cristiano Rosetti, specialista in Ortopedia e Traumatologia, ci spiega il funzionamento e le problematiche a carico del tendine di achille. Un tendine sano ed efficiente è fondamentale per potersi allenare con profitto. Capire fin da subito quando qualcosa non va è importante per risolvere il problema in tempi rapidi.
STRUTTURA DEL TENDINE D’ACHILLE
Anatomia
La conoscenza dell’anatomia macroscopica della regione corporea corrispondente al polpaccio è essenziale per comprendere le patologie del tendine achilleo.
Il tendine di Achille è il più spesso (5-6mm) e robusto dei tendini del corpo umano, lungo circa 15cm, origina dall’unione tendinea dei muscoli che costituiscono il complesso del tricipite della sura: muscolo gastrocnemio e muscolo soleo.
Gli estensori della caviglia teoricamente sono 6 in realtà il solo tricipite surale é efficace; é composto dai gemelli interno ed esterno (muscolo gastrocnemio) che sono in rapporto con gli ischio-crurali e da questi sono separati nel punto d’incrocio da una borsa sierosa costante per il semitendinoso e gemello interno, ed incostante per il bicipite ed il gemello esterno, ed il soleo, monoarticolare. Quando il ginocchio é esteso essi offrono la loro massima potenza contrattile in quanto stirati passivamente dall’azione indiretta del quadricipite una parte della cui potenza é come se venisse trasferita alla caviglia; a ginocchio flesso invece soltanto il soleo interviene.
All’area inserzionale sono associate due borse :
1) la borsa retrocalcaneare profonda, detta anche preachillea o di Bowis, situata tra il decorso del tendine ed il calcagno
2) la borsa retrocalcaneare superficiale, detta anche del tendine di Achille, situata tra la cute ed il ventre tendineo.
La modalità di inserzione del tricipite surale é particolarmente efficace sotto il profilo funzionale infatti avviene sulla parte inferiore della faccia posteriore del calcagno con l’interposizione della borsa sierosa profonda nella parte superiore di questa. In questo modo l’applicazione della forza muscolare avviene nel punto di tangenza che pur spostandosi durante la flesso-estensione della caviglia rimane comunque più in alto rispetto alla inserzione anatomica in modo tale da rendere sempre efficace il braccio di leva che a sua volta forma un angolo costante con il tendine stesso. Tali caratteristiche anatomiche permettono lo srotolamento del tendine sulla faccia posteriore del calcagno che funge da puleggia.
A livello microscopico le fibre del tendine di Achille mostrano un decorso spirale tale che quelle localizzate inizialmente sul lato mediale, divengono, portandosi in basso, posteriori, andando incontro ad una rotazione che può raggiungere anche 90 gradi. Di fatto, l’entità di tale spiralizzazione dipenderebbe dal livello della fusione tra gastrocnemio e soleo: quanto più prossimalmente questa si realizza, tanto più accentuata essa sarà. Il significato di questa torsione sarebbe quello di consentire un certo allungamento del tendine, allorché sollecitato in tensione essa accumula energia potenziale restituita come energia cinetica durante l’appropriata fase della deambulazione. Qualche Autore ha ritenuto questa organizzazione spirale delle fibre capace di generare stress in torsione e microlesioni.
La vascolarizzazione del tendine di Achille ha un’importanza critica che merita di essere sottolineata, poiché tra le cause del processo degenerativo del tendine è stata annoverata la relativa carenza di apporto ematico in quella parte del tendine che più frequentemente è sede di fenomeni degenerativi, cioè quella situata a circa 20-60 mm dalla sua inserzione calcaneale.
Recentemente Åutori hanno dimostrato che la vascolarizzazione del tendine d’Achille è equamente distribuita lungo tutto il decorso del medesimo, tranne che a livello della sua inserzione distale.
Epidemiologia
Tra i diversi tendini di cui si compone l’apparato muscolo-scheletrico, il tendine d’Achille è di gran lunga la struttura più interessata da patologie infiammatorie e degenerative. Fredericson cita un’incidenza della tendinopatia achillea che varia tra il 6,5 e l’11 % delle lesioni tra i corridori. Anche Novacheck citando uno studio effettuato su 180 marciatori da James and Jones, riferisce una presenza percentuale della tendinite achillea pari all’11% delle lesioni. McCrory et al. affermano che le lesioni a carico del tendine d’Achille rappresentano il 5-18% dei disturbi totali legati alla corsa, divenendo così la sindrome più frequente da overuse dell’arto inferiore. Relativamente alla rottura del tendine d’Achille Lanzetta riferisce che si verifica, di solito, nei soggetti maschi tra i 25 e i 50 anni, che praticano attività ludico-sportiva. Inoltre nel 90% dei casi la rottura tendinea è la conseguenza di una brusca contrazione muscolare associata ad un allungamento del complesso muscolo-tendineo.
Cenni di fisiologia e biomeccanica
Recenti studi biomeccanici basati su elaborazioni della curva stress-strain hanno concluso che si ha la rottura completa di un tendine quando lo stiramento supera l’8-10% della sua lunghezza originale.
Relativamente al tendine d’Achille va ricordato che esso è il più largo e forte tendine del corpo umano. Si calcola che sia in grado di sopportare carichi che possono variare tra i 2000 e 7000 N; in altri termini, questo significa che il tendine d’Achille durante la corsa viene caricato di un valore pari almeno 8 volte il peso corporeo. Non va dimenticato inoltre che il tricipite ha un vettore di forza che, oltre a provocare la flessione plantare, induce anche una supinazione del piede a causa della sua inserzione centro-mediale sul calcagno e alla rotazione delle sue fibre.
Il tricipite è considerato il maggior supinatore e stabilizzatore del retropiede, inoltre durante il cammino si attiva soprattutto nella parte centrale della fase di appoggio per controllare l’avanzamento della tibia sul tarso. Il complesso gastrocnemio-soleo rappresenta i quattro quinti del volume della gamba e questa sua consistenza si traduce, in termini funzionali, in una capacità di ammortizzare gli shock sia a livello tendineo che muscolare. Bisogna considerare che l’unità muscolo-tendinea attraversa ben tre articolazioni (ginocchio, caviglia, sottoastragalica) predisponendosi così ad un’alta incidenza di lesioni.
Relativamente alla tendinite achillea molti autori hanno verificato che gli aspetti biomeccanici  hanno un ruolo fondamentale nella genesi della tendinopatia, Clement et al. riportano, come fattori eziologici, due situazioni dinamiche:
1) durante il cammino la pronazione del piede produce una rotazione interna della tibia, mentre l’estensione del ginocchio porta la tibia in rotazione esterna: se la pronazione del piede si prolunga eccessivamente mentre il ginocchio è in estensione, il tendine d’Achille viene sottoposto a delle anomali e contradditorie forze rotazionali in grado di produrre un ipoafflusso sanguigno da torsione dei vasi.
2) L’inversione e l’eversione del piede sono fenomeni normali durante il ciclo del passo: in presenza di un’iperpronazione del piede si crea una sollecitazione mediale del tendine d’Achille che, nella fase di spinta, si trasforma in una sollecitazione laterale (effetto “frustata” o a “corda d’arco”), causa di microlacerazioni e quindi degenerazione.
Anche secondo Subotnick quando ci sono dei sovraccarichi ripetuti in pronazione si lede la parte mediale del tendine, mentre in caso di supinazione eccessiva del piede, il danno si riscontra più probabilmente in sede laterale.